La consapevolezza di essere figli

Luca 11:1-2 E avvenne che egli si trovava in un certo luogo a pregare e, come ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre nostro che sei nei cieli”

Quando i discepoli chiesero a Gesù d’insegnare loro a pregare, le prime parole che disse furono: “Padre nostro che sei nei cieli” Questo ci mostra una volta di più quanto sia essenziale per noi andare a Dio nella piena consapevolezza della nostra posizione: in Cristo, siamo “figli”, e lo siamo a tutti gli effetti. Nella
cultura e legge romana di quel tempo, coloro che venivano adottati come figli, assumevano legalmente, e a tutti gli effetti, tutti i diritti dei figli naturali.

Efesini 1:5 avendoci predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà,

Dio stesso ha deciso, indipendentemente dai nostri meriti, di adottarci come figli per mezzo di Gesù e desidera che ci avviciniamo a Lui come figli che hanno piena consapevolezza di essere incondizionatamente e teneramente amati e sono mossi dalla passione per Lui ed il Suo Regno e desiderano portare al mondo, attraverso la loro fede ed intercessione, le benedizioni della Sua opera e del Suo amore.
Purtroppo la nostra società, la nostra cultura, è basata sulla performance, in cui il valore delle persone è determinato dalle loro prestazioni, risultati conseguiti, e sin dalla nostra infanzia viene seminato in noi il concetto che “se non facciamo le cose giuste, se i nostri risultati non sono sufficienti, non possiamo essere amati ed accettati”. Così ci ritroviamo a lottare per vincere l’accettazione degli altri e di Dio ed a fare le cose con una motivazione sbagliata. Si tratta di un atteggiamento, non di un comportamento e si riferisce, appunto, alle motivazioni sbagliate che stanno dietro ciò che facciamo.
La radice della performance è la PAURA. Paura di essere rifiutati, esclusi, di non essere abbastanza bravi. In 1 Giovanni 4:18 è scritto “Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura…”

La motivazione cambia tutto; abbiamo sempre l’energia ed il tempo per fare le cose che ci piacciono. Deve essere così anche per quanto riguarda il Signore.

Purtroppo, molti di noi, nel corpo di Cristo, vivono con uno spirito di orfani, di servi, anziché di figli, e sono stati privati del godere pienamente la relazione intima, profonda che Dio desidera avere con noi. Questo ci porta a fare le cose con le motivazioni sbagliate e non ci permette di vedere appieno la gloria e le benedizioni di Dio nella nostra vita e attorno a noi.

E’ scritto che Gesù è nei luoghi celesti, alla destra del Padre. Se siamo in Cristo dove siamo? Esattamente dove Lui è.

L’ultima cosa che Gesù ha fatto, prima di uscire per andare nel Getsemani e poi sulla croce, è stato di intercedere per noi. E quello che Gesù sta continuando a fare, davanti al Padre, è intercedere per noi. Questo ci mostra ancora di più l’importanza che Dio da all’intercessione, quanto sia essenziale.

Dio vuole camminare con noi, vuole condividere con noi il Suo cuore e renderci parte attiva, come Suoi figli, di ciò che Lui sta facendo e farà. Rispondiamo alla Sua chiamata e vedremo il Suo amore e la Sua potenza portare vita anche nelle situazioni più disperate e nei luoghi più bui del mondo.

Abacuc 2:14 “Poiché la conoscenza della gloria del SIGNORE riempirà la terra come le acque coprono il
fondo del mare.”

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