Il cuore della preghiera

IL CUORE DELLA PREGHIERA

Vorrei avere la capacità ed il tempo per parlare di tutto ciò che la Bibbia dice sulla preghiera. Ad ogni modo, basta solo un semplice sguardo alla vita di Gesù per scoprire quanto importante essa fosse per Lui. La Parola ci dice che Egli spesso si allontanava dalla folla per stare solo con Dio. La Sua comunione con il Padre era la Sua corda di salvataggio, la Sua sorgente di forza e di potere. Dal nostro Salvatore impariamo che la preghiera e’ il vero respiro della vita spirituale. Il salmista lo sottolinea in questo modo: “Alla sera, al mattino, e tutto il giorno pregherò…” (Salmo 55:17). Egli non poteva vivere senza pregare! La preghiera è più che un semplice esercizio religioso o una formula. Come mezzo di comunicazione con Dio, costruisce un rapporto che si sviluppa in vera intimità con Lui. Un giorno, durante la mia meditazione sulla Parola di Dio, lo Spirito Santo attirò la mia attenzione su 2 Cronache 29:1-1 l. Da questo brano Egli mi mostrò che la vera preghiera è una questione del cuore e che il cuore della preghiera si può definire così: più di Gesù, meno di me. Mi piace quando lo Spirito parla attraverso l’Antico Testamento. Egli ci da intendimento per mezzo di simboli e modelli. Comunica con noi, usando “dipinti” che colpiscono il nostro spirito. Il messaggio che riceviamo rimane quindi impresso nella nostra mente in modo più vivido di quello trasmesso solo attraverso le parole.

2 CRONACHE 29:1-11 1 Ezechia aveva venticinque anni quando iniziò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abijah, figlia di Zaccaria. 2 Egli fece ciò che è giusto agli occhi dell’Eterno, in tutto come aveva fatto Davide, suo padre. 3 Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, egli aperse le porte della casa dell’Eterno e le restaurò. 4 Poi fece venire i sacerdoti e i Leviti e li radunò nella piazza orientale 5 e disse loro: «Ascoltatemi, o Leviti! Ora santificatevi e santificate la casa dell’Eterno, il DIO dei vostri padri, e portate fuori dal santuario ogni cosa immonda. 6 Poiché i nostri padri hanno peccato e hanno fatto ciò che è male agli occhi dell’Eterno, il nostro DIO e l’hanno abbandonato, distogliendo le loro facce dalla dimora dell’Eterno e voltandogli le spalle. 7 Essi hanno persino chiuso le porte del portico, hanno spento le lampade e non hanno più bruciato incenso né offerto olocausti nel santuario al DIO d’Israele. 8 Perciò l’ira dell’Eterno si è riversata su Giuda e Gerusalemme, ed egli li ha abbandonati ai guai, alla desolazione e allo scherno, come potete vedere con i vostri occhi. 9 Ed ecco, a causa di questo, i nostri padri sono caduti di spada, e i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli, sono in cattività. 10 Ora io ho in cuore di fare un patto con l’Eterno, il DIO d’Israele, affinché l’ardore della sua ira si allontani da noi. 11 Figli miei, non siate ora negligenti, perché l’Eterno ha scelto voi per stare davanti a lui per servirlo, per essere suoi ministri e per offrirgli incenso».

In questa storia il re Ezechia può rappresentare sia Dio, che e’ il nostro re, e sia noi che crediamo in Lui. (Non leggiamo forse nel Nuovo Testamento che i credenti costituiscono un regno di sacerdoti per il nostro Dio?) Apocalisse 1:6. La Bibbia ci dice anche che il nostro corpo è il tempio di Dio, la casa del Signore, il luogo in cui Dio vive mediante il Suo Spirito Santo (I Corinzi 3:16). Ezechia, uno dei re buoni di Giuda, fece ciò che è giusto agli occhi dell’ETERNO (versetto 2). Quando riferiamo questa frase a noi, riguardo alla preghiera, comprendiamo che dobbiamo pregare per ciò che e’ giusto agli occhi di Dio, e non agli occhi dell’uomo. Le nostre preghiere non dovrebbero impressionare nessuno, all’infuori di Dio. La prima cosa che Ezechia fece fu: aperse le porte della casa dell‘Eterno e le restaurò (versetto 3). Bene, poiché noi siamo la casa del Signore, quale sono le porte che dobbiamo aprire? Immediatamente penso a due brani. Il primo e’ Apocalisse 3:20: “Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.

Qui troviamo Gesù che vede una Chiesa tiepida (con poco fervore), con gente che ha perso la comunione che una volta aveva con Lui. Queste persone si credono ricche e senza alcun bisogno, mentre sono abiette, miserabili, povere, cieche e nude. Le preghiere che fanno riflettono la freddezza del loro cuore. Sono infelici, depressi, scoraggiati, bisognosi e mancano di discernimento spirituale. Gesù viene e bussa alla loro porta (la porta e’ il nostro cuore) e dice: “Aprimi, apri al mio amore, al mio giogo. Fa che le tue preghiere siano 1’espressione del nostro rapporto d’amore e l’alleggerimento compassionevole dei pesi che IO metterò nel tuo cuore”. E’ il richiamo dello Sposo per la Sposa, come quello descritto nell’altro brano che lo Spirito mi suggerì e che si trova in Cantico dei Cantici 5:2-8. Qui troviamo Gesù che resta fuori nella notte, presso una sposa dormiente, che è indifferente alla comunione e all’intimità. Egli vuole entrare, ma lei sta troppo comoda per essere disturbata. “Mi sono tolta la veste, come me la rimetterei? Mi sono lavata i piedi, come li sporcherei di nuovo? (versetto 3). Quando finalmente apre, le sue mani sono impregnate di mirra (versetto 5). La mirra e’ una spezia amara; come tale evoca 1’amarezza; 1’amarezza dei nostri problemi, delle nostre avversità, della nostra realtà. Possiamo identificarci con questo scenario? Egli ci aspetta perché noi veniamo alla Sua presenza per amicizia, e per avere una dolce comunione, “aprimi sorella mia, amica mia, colomba mia…” (ver. 2). In altre parole sta dicendo: “Voglio che tu mi conosca come il tuo Sposo. Non ti accontentare solo di ciò che io posso fare per te… desidero che tu mi ami per quello che sono…”

A Lui spetta la lode; la nostra adorazione è ciò che Egli desidera. L’adorazione e’ una parte della preghiera molto importante. Purtroppo, la maggior parte di noi si presenta davanti a Lui con un’effusione di carichi personali, ansie e preoccupazioni. Siamo così preoccupati per i nostri problemi che perdiamo di vista Gesù. Perciò, apriamo di nuovo il nostro cuore, la porta della Sua casa, e facciamoLo entrare. La Bibbia dice che Ezechia aprì le porte e… le riparò. Evidentemente le porte erano rimaste chiuse così a lungo che cigolavano. Ho cercato la parola ‘riparare’ nel vocabolario. Significa: rimettere in funzione, aggiustare, ravvivare, rimettere a posto, correggere. II cuore spezzato ha bisogno di essere aggiustato, il cuore sofferente ha bisogno di essere curato, il cuore amareggiato ha bisogno di essere purificato, il cuore freddo ha bisogno di essere ravvivato, il cuore del peccatore ha bisogno di essere cambiato. Quando ci apriamo all’amore di Dio, Egli “riparerà” il nostro cuore così che da esso emani la comunione dalla quale la preghiera scorre in purezza. Dopo aver aperto le porte e averle riparate, Ezechia fece venire i sacerdoti e i Leviti, li radunò nella piazza orientale (ver. 4). Il sacerdote e’ prima di tutto colui che intercede. Tutti i sacerdoti venivano dalla tribù dei Leviti (sebbene non tutti i Leviti erano sacerdoti). La parola Levita significa “avvicinarsi”. Quindi gli intercessori sono coloro che si avvicinano a Dio. Viene un tempo in cui il Signore riunirà tutto il popolo che Gli è vicino per condurlo con la preghiera collettiva, “nella piazza orientale”. Ilsole si alza ad oriente. La Bibbia ci dice che Gesù ritornerà dall’oriente, perciò la piazza orientale indica il luogo della Risurrezione, il luogo da cui viene la Vita. Il Signore radunerà coloro che desiderano avvicinarsi intimamente ed Egli li condurrà al punto in cui il potere della Sua Risurrezione scaturirà dalla loro intercessione collettiva. Prima che ciò possa accadere, dovrà esserci un tempo per una confessione collettiva di peccato unita ad un tempo di penitenza. Ezechia disse al popolo: Ora santificatevi e santificate la casa dell’Eterno, il DIO dei vostri padri, e portate fuori dal santuario ogni cosa immonda. (ver. 5). I versi seguenti elencano sette cose immonde che devono essere eliminate.

1. “… lo hanno abbandonato “— questo mostra disinteresse per la persona di Gesù Cristo. Egli e’ fuori dei nostri progetti, dei nostri desideri, delle nostre speranze, delle nostre preghiere. 2. “…distogliendo le loro facce dalla dimora dell’Eterno”— il “distogliere” o “voltare” la faccia indica un cambiamento di direzione. Implica un allontanarsi da qualcosa e un camminare verso qualcos’altro. In questo caso il popolo di Dio si è allontanato dalla dimora di Dio, in altre parole, dalla Sua presenza. In Matteo 18:20si legge: ” Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.Quando noi, i Suoi figli, trascuriamo le riunioni collettive e in particolare quelle per l’intercessione comunitaria, voltiamo la faccia alla Sua presenza. In realtà voltiamo la faccia a LUI. Così facendo, evitiamo il contatto visivo, aperto e trasparente, che esiste in un rapporto di amicizia intima. Infine, il voltare la faccia comunica una mancanza d’interesse: non vogliamo fare attenzione. Non siamo interessati a quello che Dio vuole dirci.

3. “… voltandoGli le spalle “. La traduzione letterale di questa frase è: “Dare il dorso del collo”. Ciò indica ribellione, sdegno, come qualcuno che dice: “Non voglio avere niente a che fare con te”. Il profeta Ezechiele ebbe una visione, il cui racconto si può leggere in Ezechiele 8:13-18. Questo servo di Dio, vide 25 uomini con le spalle rivolte verso il Tempio e le facce verso l’est, come se stessero adorando il sole. Più probabilmente si stavano inchinando verso il sole, mostrando 1’estremità della schiena al volto di Dio. Qui abbiamo la descrizione di una forma d’idolatria insolente che si verifica proprio dentro la casa di Dio: e’ 1’idolatria che ha luogo nel nostro cuore 4. “… hanno persino chiuso le porte del portico “. Avevano interrotto i rituali. Anche i momenti regolari della preghiera, cadenzati come esercizio formale o routine, erano trascurati. (Avevano perso la disciplina della preghiera regolare). 5. “. . . hanno spento le lampade “. IlSalmo 119:105 dice :”La Tua Parola e’ una lampada al mio piede”. Quindi, spegniamo la lampada quando tralasciamo la lettura, lo studio, la meditazione della Parola di Dio. Nella preghiera, c’è anche un posto importante riservato alla parola di Dio ed il popolo di Dio lo trascura per ignoranza. La Parola di Dio è potente: crea, dà vita, sostiene. E’ più tagliente di una spada a doppio taglio. Separa nettamente 1’anima dallo spirito, penetra e discerne le intenzioni e le motivazioni del cuore, dura per sempre e non ritorna a LUI a vuoto. Quando, con la preghiera, rimandiamo a Lui la parola su cui lo Spirito Santo ci ispira a pregare, il Signore realizza ciò che è proclamato da quella parola. 6. “…non hanno più bruciato incenso”. L’incenso e’ una spezia dall’odore dolciastro. Il suo profumo si innalza per recare piacere a Dio. Il salmista chiedeva al Signore: ” Giunga la mia preghiera davanti a te come l’incenso ” (Salmo 141:2). La preghiera che e’ paragonata all’ incenso, e’ un tipo di preghiera particolare, perché e’ rivolta prima di tutto a Dio. Procede dal cuore che desidera 1’esaltazione di Dio al di sopra dell’adempimento della petizione generale. Così era la petizione di Mosè. Egli amava Dio ed era geloso per la Sua reputazione… Quando il Suo popolo provocò la Sua ira, il Signore voleva liberarsi di loro, ma Mosè intercedette. Ricordò a Dio che una simile azione non era degna della Sua reputazione. Che cosa avrebbero detto i pagani? Che Egli non era stato capace di portare il Suo popolo alla terra promessa? Lo zelo verso Dio e verso la Sua casa, fa nascere quel tipo di preghiera, che è allo stesso tempo una forma di adorazione e che si innalza al cielo come 1’incenso. Purtroppo la maggior parte delle nostre preghiere sono concentrate su noi stessi. Abbiamo bisogno di più incenso nella Casa di Dio. 7. “… né offerto olocausti nel santuario al DIO d’Israele”. Gli olocausti (sacrifici che bruciano) rappresentano 1’offerta di noi stessi. In Romani 12:1 si legge: “Io vi esorto… a presentare i vostri corpi quali sacrifici viventi… “. Noi infatti tendiamo a dare i nostri servizi a Dio, ma non noi stessi. Il nostro Dio ha scelto di compiere la Sua volontà sulla terra attraverso le preghiere del Suo popolo. La Chiesa ha bisogno di liberazione, di rinascita, di restaurazione. Il mondo ha bisogno di vedere Gesù. Si sta facendo tardi: il popolo di Dio deve pentirsi della freddezza di cuore, dell’assenza di preghiera, dell’idolatria e dell’egoismo. Dobbiamo presentare di nuovo i nostri corpi a Lui come sacrifici viventi, ciò porrà fine alle preghiere egoistiche. Possano le nostre vite bruciare per Lui e possa il nostro cuore essere infiammato di amore e di zelo così che le nostre preghiere siano come incenso al suo cospetto. Questo e’ il fine per cui Egli ci ha scelto ad essere Suoi.

 Figli miei, non siate ora negligenti, perché l’Eterno ha scelto voi per stare davanti a lui per servirlo, per essere suoi ministri e per offrirgli incenso. (2Cronache 29:11)

Laura Persichetti Pedota

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